Il Massaggio Californiano

Verso la fine degli anni ’60 presso l’Istituto Esalen di Big Sur in California, da qui il nome di questo tipo di massaggio, una cerchia di medici e psicoterapeuti di indirizzo ‘olistico’ come Rogers, Lowen, Perls, Pierrakos elaborarono delle tecniche corporee come integrazione alle sedute psicoterapeutiche che, sole, non bastavano a riportare all’equilibrio psichico quei pazienti, soldati e civili, le cui menti erano rimaste traumatizzate dal non-sensedella guerra del Vietnam.

Il massaggio Californiano ha come suo punto di forza la capacità di condurre il paziente agli strati più profondi della memoria corporea dove risiederebbero le emozioni arcaiche. I movimenti avvolgenti e basculanti abbracciano e cullano il paziente con una relazione di unione che gli permette di contattare la propria personalità infantile favorendo la regressione infantile nel proprio intimo vissuto personale e quindi la manifestazione di emozioni inespresse e lo scioglimento di contenuti inconsci sepolti, dimenticati o divenuti inconsapevoli perché abitudinari: infatti l’identificazione con un certo tipo di atteggiamento col tempo diventa automatico e quindi muove la persona senza che sia essa stessa a deciderlo consapevolmente. Un esempio eclatante sono i tic nervosi, ma anche le ricorrenti reazioni comportamentali, innamorarsi sempre dello stesso tipo di partner, assumere le stesse posture errate ecc… cioè tutte le ‘coazioni a ripetere’(Freud).

L’obiettivo principale di questo massaggio è quindi la reintegrazione nella coscienza di questi tratti nevrotici per superarli. Di solito non si definisce la nevrosi come paura della vita, ma è proprio questo che è: il nevrotico ha paura di aprire il proprio cuore all’amore, paura di scoprirsi o di farsi valere, paura di essere pienamente se stesso. Possiamo spiegare queste paure da un punto di vista psicologico: aprendo il proprio cuore all’amore, si diventa vulnerabili alle ferite; scoprendosi ci si espone al rifiuto; facendosi valere, si rischia di essere distrutti. Ma questo problema ha un’altra dimensione. Per un individuo, avere una vita più intensa o più sensazioni di quanto non sia abituato è fonte di paura, perché ciò minaccia di schiacciare il suo io, di oltrepassare i suoi limiti e di indebolire la sua identità. Essere più vivi e avere più sentimenti fa paura>> (Alexander Lowen, Paura di vivere, Astrolabio, Roma, 1982, pag. 7).

Il massaggio Californiano si comincia facendo sdraiare il paziente in posizione supina con le braccia e le mani addotte lungo il corpo e i palmi delle mani rivolti fiduciosamente verso l’alto. Si instaura un contatto sicuro e spontaneo ponendo le mani calde e asciutte tre dita sotto il suo ombellico, cioè sulla zona del ‘dantian’ che nella medicina cinese e giapponese corrisponde al centro vitale dell’essere umano. Poi ci si abbandona alla propria respirazione vegetativa in modo da coinvolgere il paziente nel proprio rilassamento ed è essenziale cominciare il massaggio >solamente quando il paziente stesso si abbandona alla propria pace interiore così da aprirsi fiduciosamente al terapeuta; questo perché nel massaggio californiano sono fondamentali:
- il sinergismo respirazione-manualità
- la sintonia operatore-paziente Il trattamento schematizzato dal ‘California Acupuncture College’ diretto da StevenL. Rosenblatt di Los Angeles comprende:
- movimenti globali: il cui fine è suscitare il senso di integrità corporea attraverso manualità che legano le varie sezioni del corpo;
- movimenti specifici: atti a sciogliere le tensioni localizzate nelle specifiche zone corporee come il dorso, l’addome, le gambe ecc…;
- pressione di punti particolari: corrispondenti ai punti di agopuntura cinese.

E’ previsto l’impiego di oli essenziali che favoriscono la fluidità dei movimenti oltre che costituire un intervento terapeutico supplementare in base all’effetto che si desidera ottenere: rilassamento; stimolazione e sensibilizzazione; scioglimento dei dolori; cura della pelle; regolarità del ritmo circolatorio sanguigno, linfatico, respiratorio e digestivo.